A CITY ALWAYS DESIGNED: TORINO SECONDO BENEDETTO CAMERANA
Torino non è nata capitale: è diventata tale attraverso la cultura del progetto. È questa l’idea al cuore dell’intervento che Benedetto Camerana ha tenuto per il MoMA International Council, ospitato a maggio a Torino. Ha articolato una riflessione sulla città come costruzione culturale e politica, capace di attraversare i secoli trasformandosi ed evolvendo con soluzioni creative e innovative di fronte a ogni crisi o necessità. La lecture ripercorre la storia urbana della città come una lunga sequenza di trasformazioni guidate da innovazioni tecnologiche, architettoniche, artistiche, che hanno agito come strumenti di visione politica e di soft power. Dallo spostamento della capitale sabauda da Chambéry a Torino nel 1563 con i Savoia (non solo i primi grandi visionari, undici generezioni della dinastia Savoia, sono stati gli iniziatori e gli attori della transformazione), fino alla città contemporaneità, Torino viene raccontata come una “capitale costruita dal design”. Il racconto di Camerana ripercorre i momenti cruciali della storia della città con la lente del progetto. Dalla città romana e il suo impianto reticolare, alle espansioni barocche, alla Torino di Guarino Guarini, dove geometria e spiritualità ridefiniscono lo spazio architettonico. E poi Filippo Juvarra, che trasforma residenze, assi urbani e territorio in un sistema coerente di rappresentazione dinastica, fino ad Alessandro Antonelli e alla sfida strutturale della Mole Antonelliana (reinterpretata anche dalle installazioni luminose di Mario Merz). Non è il caso che il simbolo della città sia una sfida alle leggi dell’architettura.
Camerana evidenzia inoltre come Torino abbia costruito il proprio ruolo di capitale culturale europea attraverso precisi progetti museali, teatri, collezioni e istituzioni formative. Dalla Galleria Sabauda al Museo Egizio, dal Teatro Regio riprogettato da Carlo Mollino all’Università e al Politecnico, nati in momenti diversi per supportare lo sviluppo tecnico scientifico e industriale. Accanto alla dimensione culturale emerge quella industriale e tecnologica: ovviamente la Fiat e l’industria dell’automobile. Dal tessuto sostenuto da questa avanguardia si è generata poi l’industria aeronautica, e oggi il settore aerospaziale, articolato in aziende d’eccellenza come Leonardo, Thales Alenia Space e ALTEC, che contribuiscono a rendere Torino uno dei principali poli europei della space economy (una parte significativa dei componenti della missione Artemis II nasce proprio nel tessuto industriale torinese). Un altro dei temi della lecture è la trasformazione dei luoghi della produzione industriale in luoghi di cultura. Dal Lingotto – oggi sede della Pinacoteca Agnelli e della Pista 500 – alle OGR, Torino ha saputo reinterpretare i propri simboli industriali attribuendo loro nuove funzioni civiche e culturali.
La parte finale del percorso della città identificato da Camerana è dedicato alla città contemporanea: dal Castello di Rivoli alla GAM, dalle OGR al MAUTO, fino a progetti come il Campus Luigi Einaudi ed Environment Park. Ne emerge l’immagine di una città che continua a usare il progetto come strumento di evoluzione civile, culturale e tecnologica. “The development of a capital city” è una possibile definizione dell’identità di Torino: una città che ha costruito il proprio ruolo attraverso il disegno dello spazio, delle istituzioni e delle relazioni tra cultura, innovazione e territorio.