ATTRAVERSARE IL METAVERSO, BENEDETTO CAMERANA ALLA BIENNALE TECNOLOGIA

ATTRAVERSARE IL METAVERSO, BENEDETTO CAMERANA ALLA BIENNALE TECNOLOGIA

La scrittrice inglese Jeanette Winterson ha definito l’AI come Alternative Intelligence, Intelligenza Alternativa: è un po’ lo stesso movimento ottimista che fa la Biennale Tecnologia, che si interroga in questa edizione su quali soluzioni esplorare per progettare e usare la tecnologia per costruire nuovi mondi possibili. Affrontando le grandi transizioni del nostro tempo senza pregiudizi e cercando risposte concrete. Il panel Il metaverso: mobilità o immobilità? è dedicato ai nuovi modi di intendere il movimento negli ambienti digitali: formazione simulata, co-progettazione, musei e città virtuali, ma anche criticità legate a energia, dati e governance.

Per capire quando l’esperienza immersiva abilita vera mobilità, creando valore pubblico e sostenibilità. Benedetto Camerana è stato invitato in dialogo con Wouter Haspeslagh, noto per il suo lavoro nel campo del design e della ricerca sulla mobilità, Chief Mobility Designer presso Granstudio, e Guido D’Arezzo, Business Developer per il mercato italiano di DeuSens Hyperexperience, studio specializzato in esperienze immersive, XR e AI. L’incontro è stato moderato da Luca De Biase, editorialista a Il Sole 24 Ore, autore e voce a Rai Radio 3, docente alle Università di Pisa e Luiss e gateway designer al National Biodiversity Future Center.
Camerana, all’interno del macrotema del metaverso, ha portato due casi concreti sviluppati insieme al progetto Roarington, che con TCCT – The Classic Car Trust si occupa di preservare e rendere accessibile nel presente il patrimonio dell’auto classica. Innanzitutto ha parlato dei simulatori di guida immersivi al MAUTO – Museo Nazionale dell’automobile, che simulano la guida di automobili storiche di proprietà del museo su piste e circuiti storici digitalizzati. E poi del museo nel metaverso: dopo aver progettato il masterplan di Roarigton Meta, la città nel metaverso dedicata all’automobile classica, Benedetto Camerana ha anche sviluppato e disegnato il Roarington Art Center, per cui era stato intervistato da Art Basel e che sarà presentato ufficialmente a Art Basel 2026. Un’architettura che applica il rigore del progetto reale a un ambiente senza vincoli fisici: un digital twin di un edificio inesistente, capace di ospitare opere digitali e repliche virtuali di opere reali.
More to come in giugno.

Da qui il discorso si è esteso allo scenario dei prossimi vent’anni: la rivoluzione robotica e l’intelligenza artificiale che porteranno alla scomparsa quasi totale del lavoro umano, bilanciata dalla disponibilità di un reddito comune la longevity, attraverso la riparazione del dna. Fino alla possibilità di estendere l’immersività dell’esperienza artificiale al coinvolgimento di tutti i sensi, attraverso connessioni dirette col sistema neuronale.Di quest’ultimo tema Camerana si era occupato qualche anno fa con alcuni leader della Singularity University: della progettazione di un sistema che viene messo in connessione diretta con il ponte bio tech, per indurre direttamente attraverso sistemi digitali sensazioni visive, olfattive, sonore e tattili nel sistema neuronale. È quella che Camerana ha definito il ‘’metaverso del divano”: la possibilità di accedere a ogni aspetto sensoriale della vita (dal viaggio, allo sport, alle esperienze fisiche) senza spostarsi da casa propria. Uno scenario da science fiction poco attraente ma realistico, di cui Camerana aveva parlato tempo fa al Politecnico in una conferenza sul metaverso come conseguenza della crescita esponenziale del digitale e intelligenza artificiale connessa col tema della singularity – il termine che designa il momento in cui l’intelligenza artificiale supererà quella umana.